Controinformazione di Azione Universitaria sulle proteste in corso.
Diamo una lezione ai ruffiani e ai baroni
Lo sospettavamo sin dal giorno dopo la vittoria elettorale del Popolo delle Libertà alle recenti elezioni politiche. Il rilancio della sinistra politica italiana, in cerca di un riscatto dopo il tracollo elettorale ed i successi governativi sui rifiuti in Campania e sull’Alitalia, sarebbe partito da due dei settori che storicamente occupa e che smuovono grosse masse popolari: la Scuola e l’Università, i cui mali odierni sono il frutto di una idea fallita come quella del ’68.
La protesta in corso è nient’altro che una parte di un disegno che, a prescindere da quali sarebbero state le mosse e le strategie del Governo, sarebbe stato messo in scena, anche magari solo per denunciare un eventuale immobilismo.
Rispetto alla Scuola, i provvedimenti disposti dalla Gelmini sono in linea con l’impegno che il Governo si era preso in campagna elettorale. Rivoluzionare questo settore significa superare l’attuale sistema di collocamento gestito dai sindacati e restituire dignità all’insegnamento, per dare maggiori certezze e punti di riferimento ai bambini, ai giovani e alle loro famiglie.
Sull’Università, c’è bisogno di fare molta chiarezza per far comprendere come il “montare” della protesta sia stato gestito in modo strumentale dal fronte politico per bloccare i malumori intestini interni alla Sinistra. Infatti, si tratta di una protesta “preventiva” contro la Legge 133/2008, la quale investe solo in minima parte il sistema accademico e prevede, tra l’altro, la costruzione di residenze universitarie e azioni contro il caro libri. Cosa spinge i giovani a rifiutare aprioristicamente anche queste misure che migliorano il diritto allo studio?
Ma cosa avranno in comune i baroni e quella parte degli studenti “strumentalizzati” che sfilano negli stessi cortei? Perché dicono le stesse cose nelle assemblee? Come fanno ad essere legati due mondi con interessi contrapposti e a condividere fini, modalità e obiettivi?
I primi sintomi della protesta si sono manifestati con l’emanazione di quei provvedimenti di Brunetta che hanno scioccato i sindacati e che hanno portato alcuni “sinistri” professori della Sapienza a pubblicare una vana petizione on-line in cui però si tracciava già l’iter delle successive azioni. Quindi, il primo mese di mobilitazione è partito senza studenti. Non erano informati? O più semplicemente era scontato che avrebbero fatto partire l’agitazione ad ottobre quando gli Atenei sarebbero stati pieni ed i giovani - disinformati - non avrebbero compreso subito che le riforme sono fatte per il loro bene? Perché i giovani rappresentanti della Sinistra non si sono seduti a parlare con il Ministro, abbandonando il tavolo del dialogo? Forse pensano che così rappresentano gli studenti italiani?
Perché i giovani che oggi protestano non erano in piazza quando l’ex Ministro dell’Università Mussi ha tagliato i fondi ed ha disposto un protocollo per aumentare le tasse universitarie pagane dai giovani e dalle loro famiglie? Perché, in quel caso, la Conferenza dei Rettori non ha dato le dimissioni in blocco? Perché la Sinistra politica ed accademica non si cura degli sprechi e degli sperperi che affliggono i bilanci dei nostri Atenei? Perché questi studenti non protestano - come noi - contro i privilegi dei baroni? Perché non si schierano contro i concorsi truccati e chi vuole difendere le assunzioni dei docenti che avvengono per cooptazione? Perché, in tutti questi anni, ancora non sono stati chiusi tutti quei corsi di laurea e quei dipartimenti istituiti solamente per garantire lo stipendio e fondi pubblici ai professori?
L’Università italiana, soprattutto nell’ultimo decennio, non ha attraversato periodi di enorme splendore e, pertanto, sembra difficile che possa essere minacciato il futuro della formazione dei giovani. Certo l’annuncio dei tagli dei fondi e l’ipotesi di introdurre le fondazioni hanno allarmato anche la giovane destra, ma in modo più che obiettivo possiamo affermare che non è il primo Governo che fa questa scelta e ricordiamo che , per ragioni analoghe, Azione Universitaria, nel settembre 2007, ha occupato il Ministero contro i tagli di Mussi ed, oggi, è disposta a scendere in piazza - non in maniera preventiva - nel momento in cui nella prossima finanziaria saranno presenti gli eventuali tagli che oggi sono solo annunciati.
Il nostro movimento è schierato per un’Università pubblica, ma crediamo anche che la trasformazione in fondazioni possa avere dei lati positivi. In questo senso, visto che le linee guida della riforma universitaria devono essere ancora discusse e pubblicate, abbiamo chiesto “preventivamente” al Ministro Gelmini di partecipare alla redazione di un regolamento nel quale disciplinare il mantenimento del Fondo pubblico di Finanziamento Ordinario e lasciare invariate le tasse pagate dagli studenti e dalle loro famiglie, di mantenere le attuali rappresentanze studentesche negli organi decisionali economici e didattici, nonché di introdurre penalizzazioni economiche per gli Atenei che sforano i tetti di spesa per fare evidenti regalie alle proprie clientele.
E visto che Azione Universitaria crede fermamente che i mali del sistema accademico siano ben altri rispetto alle mere questioni economiche, abbiamo chiesto, allo stesso Ministro Gelmini, di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale e di realizzare una riforma che garantisca la rinascita dell’università italiana: pretendiamo una “rivoluzione” del merito che coinvolga docenti e studenti, rovesciando l’idea post-sessantottina dell’università in cui tutti i diritti sono garantiti e non esistono doveri. Un esempio di come si riforma l’Università è l’introduzione di nuovi metodi di valutazione dei docenti e la scelta di portare i professori allo stesso livello di tutti i dipendenti pubblici, facendogli garantire la presenza e timbrare il cartellino prima di entrare e uscire dall’aula e dal ricevimento. E se il Ministro non risponderà alla richiesta di una rapida riforma strutturale e culturale del sistema accademico, saremo i primi a scendere in piazza, ma non in modo preventivo
Stiamo procedendo con una capillare operazione di controinformazione, partecipando alle assemblee e dicendo la verità, organizzando blitz, iniziative goliardiche, cortei perché gli studenti italiani non sono quelli descritti dalla stampa: se ben informati sanno scegliere. Stiamo raccogliendo informazioni e analizzando i bilanci dei nostri Atenei per dare ancora più valore alla tesi che portiamo da sempre avanti: l’Università è un pozzo senza fondo in cui ci sono troppi sperperi senza alcun controllo.
Andrea Volpi
Consigliere Nazionale degli Studenti Universitari
Esecutivo Nazionale Azione Universitaria
[Leggi le posizioni di Azione Universitaria sulle mobilitazioni in tutta Italia contro i blocchi della didattica organizzate dalla Sinistra]
[Leggi il contributo "Restituiteci il Futuro! L’Università che vogliamo"]
[Leggi i comunicati su "Caos negli Atenei romani: aggressioni, censure, sospensioni di organismi"]
Quello che NON è stato detto …
PREMESSA
In questo periodo stiamo assistendo a continue proteste e prese di posizione contro la legge 133 (Allegato della Legge Finanziaria). La stessa presenta 85 articoli recanti disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria: di tutti questi quelli che riguardano EFFETTIVAMENTE l’Università si contano sul palmo di una mano.
Considerando che nessuno si è preso la briga di spiegarla (molti NEANCHE l’hanno letta), cercheremo di farlo NOI nel modo più Obiettivo possibile.
CONTENUTI
ART. 11 PIANO CASA: Una quota del patrimonio immobiliare del demanio, costituita da aree ed edifici non più utilizzati, può essere destinata ad alloggi per gli studenti fuori sede.
ART. 15 LIBRI SCOLASTICI: Blocco delle nuove edizioni dei testi scolastici per tre anni che saranno coadiuvati dal 2012 dalla versione on line del testo adottato.
ART. 16 FONDAZIONI: Gli atenei hanno la possibilità (NON L’OBBLIGO) di trasformarsi in fondazioni di diritto privato, se c’è il voto a maggioranza assoluta dal relativo Senato Accademico. L’eventuale trasformazione è esente da tasse e imposte. La fondazione subentra nei rapporti attivi e passivi in capo agli Atenei. In entrambi i casi le Università continueranno ad ottenere il finanziamento pubblico.
ART. 17 PROGETTI DI RICERCA: A decorrere dal 1° luglio 2008, le dotazioni patrimoniali e ogni altro rapporto giuridico della Fondazione IRI sono devolute alla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia;
ART. 63 5 PER MILLE: Ripristinato il 5 per mille soppresso dall’ex ministro dell’Università Fabio Mussi;
ART. 66 BLOCCO TURN OVER DOCENTI: È così strutturato: anno 2009 rapporto entrate/uscita pari a 1 assunto ogni 10 pensionati, anni 2010-2011 rapporti pari a 2 ogni 10, anno 2012 rapporto pari a 5 ogni 10.
RIDUZIONE FONDO FINANZIAMENTO ORDINARIO: È previsto un taglio di 63,5 milioni di euro per l'anno 2009, di 190 milioni di euro per l'anno 2010, di 316 milioni di euro per l'anno 2011, di 417 milioni di euro per l'anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013.
RICERCATORI: Per il triennio 2010-2012 gli enti di ricerca possono procedere ad assunzioni il cui numero non ecceda le unità cessate nell'anno precedente.
Decreto “ MILLEPROROGHE “: Sospensione dei bandi per l’assunzione di ricercatori per l’anno 2009 e aumento dello stipendio da 800 euro a circa 1.200 euro mensili per una spesa pari a circa 120 milioni di euro in tre anni;
PON (Programma Operativo Nazionale) : Cofinanziato dall'Unione europea per 7 miliardi di euro per la ricerca nelle Università del sud Italia.
CONSIDERAZIONI
Premesso che le precarie condizioni nel quale versa il sistema universitario Italiano non sono altro che la conseguenza delle politiche fallimentari messe in atto negli ultimi decenni che penalizzano ricerca, formazione professionale e il diritto allo studio, la proposta di Legge deve essere analizzata nella sua interezza.
Siamo favorevoli all’articolo 11 (PIANO CASA), vista la mancanza di alloggi per gli studenti fuori sede, all’articolo 15 che blocca le speculazioni editoriali sui libri di testo, all’articolo 17 che DESTINA i fondi della Fondazione IRI ai centri di ricerca, al BLOCCO DEL TURN OVER dei Docenti, i quali assorbono il 92% del fondo di finanziamento ordinario, destinando SOLO l’8% a strutture e servizi primari (acqua, luce, servizi per gli studenti, attrezzature…). Nonché siamo favorevoli all’adeguamento contrattuale che restituisce dignità a migliaia di ricercatori.
Siamo critici nei confronti dell’articolo 16 (EVENTUALE passaggio a fondazioni) in quanto crediamo nell’Università pubblica.
Siamo contro i tagli al F.F.O (Fondo di Finanziamento Ordinario), qualunque sia il governo che li attui, e contro le proteste preventive.
Comunque la si pensi …
NO AL BLOCCO
DELLA DIDATTICA!!
BASTA CON LA POLITICA DEL ’68!
Info GP