
I Signori della Disinformazione (Documento AU 01/2003)
La Riforma del sistema universitario è stata introdotta dal Governo dell'Ulivo a "costo zero", senza preventivare le voci di spesa per sostenere i necessari investimenti e senza prevedere piani triennali di spesa nelle finanziarie uliviste.
Il lascito del Governo passato e la crisi internazionale avrebbero permesso una serie di investimenti pubblici nelle Università solo aumentando la pressione fiscale e le tasse universitarie. Ma fare pagare ai cittadini e agli studenti una politica sbagliata non è stata la scelta della Casa delle Libertà, che si trova costretta, una volta ancora, a sanare gli "investimenti" di un centro-sinistra che si è scordato di preventivare l'incremento dei costi dovuto al consistente numero di docenti "assunti" per far fronte all'aumento del numero dei Corsi universitari introdotti con il "3 + 2". È evidente che il predisporre investimenti senza studiarne la copertura delle spese non porta ad una sana e prudente gestione della cosa pubblica. I molteplici disservizi, non sanati dal precedente Governo, che dissanguano l'Università, richiedono una seria politica di risanamento dell'amministrazione degli Atenei, che devono riorganizzarsi e rivedere le spese inutili tagliando gli sprechi. Capiamo l'estremo atto dei Rettori e con loro sosteniamo l'azione del Ministro Moratti per recuperare risorse per l'Università e la Ricerca. I Rettori, però, devono assumersi le proprie responsabilità sull'inadeguata gestione dei fondi che non sono riusciti ad "spendere" e che sono stati ritirati in quanto privi di "impegno". Perché davanti ad una Riforma a "costo zero" nessun Rettore si dimise? Perché il Corpo Accademico ha taciuto di fronte al prevedibile e irresponsabile incremento delle spese che la Riforma avrebbe comportato? Dove erano le prestigiose firme che oggi versano inchiostro contro il "3 + 2"?
L'Italia è, oggi, indietro nella Ricerca rispetto ai suoi partner europei. Si sono paventati forti tagli che colpiranno duramente tale settore: questo non accadrà, perché la politica della Casa delle Libertà è quella di colmare il "gap competitivo" che l'Italia presenta nell'ambito della Ricerca rispetto ai partner europei ed ai paesi nordamericani, dando accesso al finanziamento della Ricerca da parte dei privati, creando così un ponte, fino ad oggi inesistente ma di vitale importanza strategica, tra l'Accademia ed i sistemi produttivi. Questo permetterà di arrestare quella tragedia in termini di capitale umano che è la "fuga di cervelli" dal nostro Paese e di istituire, negli Atenei, insegnamenti che trasmettano le conoscenze acquisite nell'ambito della Ricerca.
Si accusa la Casa delle Libertà di voler privatizzare l'Università e che, inevitabilmente, aumenteranno gli oneri a carico degli studenti. Falso. Attualmente stando alle regole, che nessuno intende intaccare, le tasse degli studenti coprono il 20% delle spese sostenute dallo Stato per finanziare gli Atenei. E se scendesse il finanziamento dello Stato alle Università, paradossalmente diminuirebbero le tasse a carico degli studenti e delle loro famiglie. E pensare che in alcuni Atenei di Roma, uno studente universitario costa allo Stato più di 5000 e alcune università private hanno una retta intorno a 4500: sempre più paradossalmente al Paese converrebbe pagare la retta di uno studente in un Università privata.
Il Governo non intende colpire indiscriminatamente il Welfare (lo stato sociale). Ma se è vero che la Scuola e l'Università italiana giacciono al penultimo posto nella graduatoria U.E., per colpa di anni di scellerata amministrazione, forse non è un crimine pensare di riformare il sistema, riducendo sprechi e disservizi nonché l'età media per raggiungere la laurea (che per l'ISTAT risulta essere di 26,5 anni, decisamente superiore alla media europea).
C'è chi vuole vedere un futuro nefasto sempre e ovunque. Prima di sentenziare bisognerebbe informarsi.










