Riforma Y: Sfida alla Riforma Universitaria (09/2003)
La Riforma del ?3 + 2? ha dato sicuramente una svolta al sistema universitario. È stato superato lo storico immobilismo degli insegnamenti grazie all?introduzione dei moduli didattici e dei crediti europei. Vi è stata una conseguente diminuzione dell?elevata durata media degli studi, della eccessiva ?mortalità? universitaria e del consistente numero di ?fuori corso?. Sono stati, inoltre, trasformati i Diplomi in Corsi di Laurea, dando così l?avvio a due differenti livelli formativi e ai corrispondenti titoli universitari di Laurea ?triennale? e ?specialistica?. Ma (perché c?è un consistente ma?) l?adozione del rigido ed unico modello strutturale, voluto dall?allora Governo di Centro-Sinistra, si poteva facilmente adattare alle Facoltà scientifiche ed è invece stato forzatamente adottato per tutte le discipline umanistiche e sociali: dimenticando le peculiarità di ciascuna Facoltà, è stata effettuata una scelta che a molti giovani è apparsa come uno schiaffo morale alla Cultura e che ha ?omologato? il Sapere. Molto hanno pesato le interpretazioni attuative date in autonomia dalle diverse Università, dove vi è stato un?inevitabile processo di spartizione degli insegnamenti al posto della creazione di un nuovo impianto formativo per i vari Corsi di Studio, ?insaccando? così il sistema in una frenetica corsa a tramutare gli Atenei in ?diplomifici?. Quasi tutti i giovani, per la semplificazione degli studi e per la serialità del percorso formativo, si laureano con un titolo triennale realmente non qualificante e proseguono con un percorso ?specialistico? non adeguato ad una più alta formazione, che a detta del riformatore, doveva essere ?per pochi? e non per tutti. Così facendo il nostro Paese rischia solamente il livellamento a ribasso della qualità dei laureati, perdendo un primato storico di eccellenza in Europa.
Un errore assai importante fu la scelta di approvare una legge che ha delegato al Ministro di turno la possibilità di applicare le riforme universitarie tramite Decreto ministeriale, senza passare per il Parlamento. E forse tale norma fu allora approvata dalla maggioranza ulivista per evitare a qualche mente di pensare ed agire per bloccare il processo riformatore. A questo si aggiunge un?altra cantonata (?che noi denunciavamo) presa dal Governo di Centro-Sinistra, che non coinvolse e non ascoltò adeguatamente le Facoltà, i professionisti, le imprese ma soprattutto noi studenti. È, infatti, mancata una correlazione, coerente ed organica, tra i Corsi di Studio e gli sbocchi professionali.
Per tutte queste ragioni il ?3+2? ha fallito, generando evidenti difficoltà soprattutto nell?area umanistico-sociale dove i giovani laureati triennali trovano una serie di problemi all?ingresso del mondo del lavoro a causa delle scarse competenze acquisite. In tal modo, sono state accentuate le difficoltà per l?ingresso nel mondo del lavoro proprio in quei settori in cui notoriamente si riscontrano i più alti tassi di disoccupazione tra i laureati (e in molti ancora si chiedono cosa farà nella vita un laureato triennale in lettere o sociologia oltre il ?semi-cultore della materia??). Tutto ciò in contrasto con gli obiettivi della stessa Riforma.
Ora tocca a noi partecipare alla creazione del nuovo ordinamento didattico, nell?interesse degli studenti, evitando delle semplici formule matematiche da applicare a tutti i Corsi di Studio, analizzando fino in fondo cosa richiede il mondo del lavoro per qualificare il giovane e verificando quali discipline dovrà egli apprendere per avere una buona formazione culturale di base.
In molti settori, i problemi maggiori si riscontrano nei nuovi ed obbligatori percorsi triennali e nei corrispondenti titoli, che vanno migliorati e resi più qualificanti. È, infatti, stata un intuizione importante quella di aprire l?Università alla ?massa? degli studenti convertendo i ?Diplomi di Laurea? in ?Laurea?, incrementando il numero delle immatricolazioni e creando le condizioni future per accrescere il livello medio di preparazione degli Italiani. Non dobbiamo disperdere i vantaggi di questa intuizione ma non possiamo dimenticare i danni prodotti dall?attuale modello seriale di formazione e, di conseguenza, la parallela necessità di creare dei percorsi formativi su un modello di ciclo unico che garantiscano maggiore organicità, unitarietà, completezza e qualità nella formazione. Così gli Atenei potranno formare dei validi professionisti e una classe dirigente competente, pronta a rispondere alle sfide di una Società sempre più complessa ed in costante evoluzione.
L?ideale sarebbe costruire dei ?percorsi a Y? adattati alle esigenze di ogni specifica Facoltà, in modo che dopo un primo anno di base, gli studenti possano scegliere tra due distinti percorsi adeguatamente progettati: un percorso triennale più qualificante rispetto all?attuale (tipo l??1 + 2?) ed un percorso metodologico almeno quinquennale (tipo l??1 + 4?). Inoltre, gli studenti potranno ripensarci e passare da un ?ramo? all?altro della ?Y?, grazie alla conferma del sistema dei crediti e all?architettura modulare dei Corsi.
Noi studenti siamo contrari agli ?spezzatini? dei percorsi universitari, alle continue interruzioni per la stesura di tesine inutili e ai vari passaggi burocratici che si sono creati. Dobbiamo bloccare l?ipotesi della Commissione De Maio di costruire nuovi titoli di studio Triennali non professionalizzante ed un percorso ?1 + 2 +2? che non si allontana molto dall?attuale ?3+2?. Non vogliamo vedere titoli che non abbiano un valore effettivo e che generino ulteriore confusione: per giunta, per via del numero chiuso per l?accesso al biennio finale, molti giovani promettenti rischierebbero di rimanere a ?metà?, senza terminare gli studi e senza completare la propria preparazione.
Sarà bene applicare una vera Contro-Riforma, migliorando le attuali ipotesi e reinserendo il concetto di unitarietà didattica, distinguendo adeguatamente e rendendo paralleli i percorsi formativi triennali (più qualificanti rispetto agli attuali) da quelli quinquennali (che consentiranno una preparazione di miglior qualità rispetto all?attuale specialistica).
Ma soprattutto la nuova organizzazione didattica e i nuovi profili professionali
devono essere elaborati in collaborazione tra gli studenti, le Facoltà, gli ordini e le imprese, creando competenze concrete e facilmente spendibili sul mercato del lavoro per garantire contemporaneamente una buona formazione culturale e adeguati sbocchi professionali, tanto ai laureati triennali, quanto ai laureati quinquennali. C?è stato chi al ?3 + 2? voleva contrapporre il ?4 ? 3 ? 3?, ma forse è bene far capire una volta per tutte che la Cultura, quella vera con la ?C? maiuscola, non ha ne potrà mai avere colori politici perché apparterrà ad ognuno di noi. Sarà una Cultura Nazionale, così come i nostri Padri, secoli fa la posero alla base di valore e concetti fondamentali, quali Patria, Libertà e Giustizia. La riforma ?rossa? dell?Università, non ci è proprio piaciuta!!!








