Riforma Universitaria • 12 November 2004

Riforma 3+2: Riforma proseguirà anche con Ministro Moratti (06/2001)

L'intervento del 18 giugno del Presidente del Consiglio al Senato La new economy, la nuova economia, ha aumentato le sfide che mettono alla prova i sistemi educativi, ma la nostra scuola sembra subirla più che dominarla. Non c'è più tempo da perdere. Se l'Italia vuole davvero contare nel mondo integrato dell'economia dovrà investire, dovrà investire molto nel campo della formazione, dell'università, della ricerca. ............................................ Siamo convinti invece che sarebbe dannoso interrompere in corsa la riforma universitaria detta "delle lauree brevi" e ci comporteremo di conseguenza, pur riservandoci di introdurre i correttivi e gli adeguamenti che si renderanno necessari. ............................................. Intendiamo rilanciare la nostra presenza culturale, diffondere la conoscenza e l'insegnamento dell'italiano, favorire l'internazionalizzazione delle nostre università, sostenere la cooperazione in campo scientifico e tecnologico. Silvio Berlusconi
Inoltre, pubblichiamo le ?DICHIARAZIONI PROGRAMMATICHE? del MINISTRO LETIZIA MORATTI
Per quanto riguarda l?università la nostra azione si incentrerà sui tre seguenti obiettivi, indicati da tempo: 1) Aumentare il numero dei laureati portandolo ai livelli europei; 2) Fare in modo che vengano ridotti i tempi effettivi per il conseguimento dei titoli universitari; 3) Garantire gli sbocchi professionali anche attraverso l?elevata qualità dei corsi e l?interazione con il mondo produttivo. E' in funzione di tali obiettivi che deve orientarsi l'autonomia didattica delle università. Spetta quindi alle università nei prossimi anni recuperare decisamente quella dispersione universitaria più volte richiamata, che ci colloca all'ultimo posto dei Paesi industriali per numero di laureati e per abbandoni. C?è bisogno di creare anche in Italia, come avviene all?estero, circuiti differenti per istituti di alta specializzazione separati da quelli destinati alla formazione di base e da quelli utilizzati per la diffusione di sapere sul territorio. Coerentemente, la ripartizione delle risorse disponibili dovrà avvenire in funzione di questi essenziali obiettivi. Per questo il Governo si impegna a rendere più effettiva l?autonomia delle università. Dal conto loro, le università dovranno sempre più strettamente associare il concetto di autonomia con quello di responsabilità. Al centro della nostra azione anche per quanto riguarda l?università ci sono gli studenti, i loro bisogni, i loro problemi, i loro sogni. Nel delicato passaggio tra la scuola e l'università, gli studenti sono soli. Noi dobbiamo accompagnarli e aiutarli nella scelta dell'università, perché questa scelta condiziona tutto il loro futuro. A questo fine è essenziale introdurre anche nelle università l?accreditamento del prodotto formativo e la certificazione della qualità dei servizi, così che studenti e famiglie possano fare le proprie scelte sulla base di una chiara e completa informazione. Gli studenti sono soli anche dentro l'università. Dobbiamo affiancarli e sostenerli in modo continuativo in tutto il loro percorso di formazione superiore, e aiutarli nella decisiva scelta del loro primo inserimento nel mondo del lavoro. Questi sono aspetti fondamentali del diritto allo studio, che devono trovare una concreta attuazione. Una vera politica del diritto allo studio deve preoccuparsi non solo di sostenere economicamente gli studenti privi di mezzi, ma anche di valorizzare i talenti migliori. Le nostre università devono inoltre saper attrarre i migliori studenti stranieri. A questo fine sono essenziali le politiche di mobilità degli studenti sia tra le università italiane, sia e soprattutto tra le nostre università e quelle europee, come avviene già nei maggiori paesi dell?Unione. Lo Stato dovrebbe creare un flusso di finanziamenti privati provenienti dalle fondazioni bancarie e dalle imprese destinati a sostenere cattedre specifiche, borse di studio, alti studi per macro aree. E? alla internazionalizzazione complessiva delle nostre università che occorre dare massimo impegno e attenzione, creando condizioni che favoriscano gli scambi e i periodi all?estero, oltre che degli studenti, anche dei professori e dei ricercatori. Negli ultimi mesi si è acceso intorno alla riforma avviata dalla decreto ministeriale n. 509 del 3 novembre 1999 un vivace dibattito culturale, con richieste di rinvio della sua applicazione. Alcuni temono che la formula del triennio si traduca in una dequalificazione della formazione universitaria, altri un impianto troppo squilibrato verso il ?saper fare?, a scapito del ?sapere? e del ?saper essere?. Di queste preoccupazioni occorre tener conto, ponendo attenzione a che l?attuazione della riforma non si traduca in una standardizzazione dell?offerta didattica e in una sua omologazione verso il basso. La ricchezza delle università è data anche dalle diversità che convivono e si confrontano. La riforma è dunque solo una prima positiva risposta, dopo decenni di immobilismo, ai gravi problemi di inefficacia e inefficienza che affliggono le Università. Il nuovo quadro normativo innesca un percorso di autoriforma continua dell?offerta formativa degli atenei il cui successo non dipende soltanto dalla legge e dalle norme attuative, che devono limitarsi a definire la cornice generale, bensì dal modo in cui le competenti strutture accademiche interpreteranno tale quadro in sede di concreta regolamentazione dei progetti formativi. In quest'ottica desta preoccupazione il fatto che i corsi siano stati definiti da molti atenei senza che sia avvenuta quella consultazione costante e puntuale da parte delle università con tutte le forze del mondo produttivo che la legge richiedeva. Si mantiene così nel nuovo sistema quel distacco dalle esigenze del mondo del lavoro che l?università italiana deve colmare. Il Governo intende, pertanto, sostenere le università che intendono attuare da subito la riforma, e, nello stesso tempo, dare la facoltà di differire l'inizio dei corsi di studio all'anno accademico 2003/2004 a quelle università che ne sentono l?esigenza. Questo per tre motivi: 1) alcuni atenei non sono ancora pronti, e intendiamo dare loro la possibilità di progettare i corsi con maggiore tempo a disposizione; 2) alcuni ritengono - in particolare tra le facoltà umanistiche - che l'articolazione ?tre più due? non sia la più idonea, e vogliamo che questo tema sia oggetto di un ulteriore approfondimento; 3) il rinvio consentirà inoltre di monitorare il processo di riforma al fine di definire standards minimi per la attivazione di corsi e facoltà, che consentano di commisurare l'offerta formativa alle reali potenzialità delle università e delle facoltà e alle reali esigenze degli studenti e del mondo produttivo. [?] Ed infine, pubblichiamo l'articolo del Rettore del Politecnico di Milano: La polemica sorta sull'idea di bloccare o meno la riforma universitaria si sta fortunatamente smorzando. La larga maggioranza è d'accordo sul fatto che, indipendentemente dai giudizi complessivi sulla riforma stessa, il danno provocato dal fermare un treno in corsa sarebbe estremamente elevato. Molti - la maggioranza, forse - sostengono che la riforma vada controllata e migliorata in itinere. Molti, infine, ritengono che "le velocità dei treni" attualmente siano differenti e, probabilmente, debbono essere mantenute differenti anche nel futuro prossimo. L'articolo di Angelo Panebianco sul «Corriere della Sera» del 5 giugno mi sembra sia un chiaro esempio di quanto appena detto. Chiuso, quindi, per ora, il problema del blocco della riforma, è opportuno prendere in esame anche alcuni elementi finora tenuti un po' in ombra. Innanzitutto, a mio avviso, la "riforma" universitaria va analizzata tenendo conto congiuntamente della scuola pre-universitaria, dell'università e della formazione post-secondaria non universitaria. Alcune delle motivazioni che stanno alla base della riforma universitaria, infatti, non si capiscono se non si considera lo stato della formazione pre-universitaria e della formazione post-secondaria non universitaria.

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