NO ALLA RIFORMA CHE TUTELA
LA CASTA DEGLI AVVOCATI
L’attuale disegno di Riforma dell’accesso alla professione di avvocato, voluta dal Consiglio Nazionale Forense, è sbagliato nella forma e nella sostanza.
Nella forma perché sinora non erano stati coinvolti i rappresentanti degli studenti ed il Ministro dell’Università on. Gelmini (che abbiamo coinvolto tramite il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari). Nella sostanza, perché il nuovo sistema porterebbe ad un ingiustificato sbarramento (con molti giovani che ricorrerebbero alle più semplici procedure di abilitazione professionale che offre la vicina Spagna), all’aumento dei fenomeni di cooptazione degli amici e parenti della casta (lasciando “disoccupati” molti aspiranti non adeguatamente agganciati) e alla conseguente caduta della qualità dei futuri professionisti del diritto.
È SBAGLIATO SBARRARE L’ACCESSO
Non è sostenibile una Riforma che, per ottenere maggior rigore nei sistemi di selezione, prevede un’inutile test di preselezione per l’iscrizione al registro dei praticanti, l’abolizione del Patrocinio Autonomo per coloro i quali abbiano superato il primo anno di pratica, l’introduzione di un’assurda ulteriore prova di preselezione informatica per l’esame di Stato ed il divieto di utilizzare i codici commentati durante lo stesso esame (dopo averli usati nella quotidianità della pratica)
LE NOSTRE CONTROPOPOSTE PER LA RIFORMA DELL’ACCESSO
Abbiamo presentato ai vertici politici del Popolo delle Libertà le nostre proposte di miglioramento - molte delle quali sono state recepite - che puntano a:
miglioramento della qualità della formazione individuale con un percorso unitario che insegni la professionalità, la tecnica, la deontologia e le capacità relazionali garantendo al contempo trasparenza, meritocrazia e valorizzazione dei giovani
introduzione di un compenso adeguato per il tirocinio (grazie ad agevolazioni fiscali per i “dominus”), reso effettivo poiché inserito nelle rinnovate Scuole di Specializzazione, che potranno essere sia pubbliche sia private accreditate presso il Ministero dell’Università (e dunque non solo legate alla Casta), con l’obbligo di erogare borse di studio per i meno abbienti.
GLI ORDINI DEVONO LAVORARE COME GARANTI DEL CITTADINO,
DELLA PROFESSIONALITÀ E DELL’ESIGENZA DI ETICITÀ,
NON PER LA PROTEZIONE DI INTERESSI CORPORATIVI.

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