IL MANIFESTO DELLA DESTRA ITALIANA ED EUROPEA DEL FUTURO
NON VOGLIAMO CHE IL PARTITO SIA IL SACRARIO DELLE NOSTRE IDEE
I Valori in cui crediamo necessitano per il futuro di un soggetto politico
nuovo e non rinnovato,
occidentale,
sempre e comunque militante,
moderno,
aperto alla società,
alla guida dei cambiamenti,
capace di rappresentare in una Italia e in una Europa bipolari, TUTTI coloro che credono nella Libertà, nella Democrazia, nella famiglia, nella sacralità della vita, nella spiritualità, nella sicurezza e nella eticità del lavoro.
"GIUBBE ROSSE" E LA SCULTURA DI BOCCIONI

Scelti due simboli futuristi per DESTRA 2015 Il luogo scelto per l'occasione non è casuale, il caffè letterario "Le Giubbe Rosse" di Firenze vide fondersi l'esperienze letterarie fiorentine con il futurismo milanese, generando un rinnovamento completo e deflagrante nella cultura italiana. Sono passati 90 anni precisi da quando in vista della prima "serata futurista" e della prima mostra della pittura futurista, il caffè in Piazza Vittorio, oggi ribattezzata Piazza della Repubblica, vide la città emozionata per il nuovo fermento culturale. Era il 30 novembre 1913 quando si aprì, a pochi passi e patrocinata dalla libreria Gonnelli, l'esposizione di pittura futurista comprendente opere di Boccioni, Carrà, Russolo, Balla, Severini, Soffici.
IL DOMANI APPARTIENE A NOI !
Leggi il documento di presentazione del Progetto Destra 2015 in pdf
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DESTRA 2015
La Destra è riuscita ad uscire, dopo cinquant'anni di dura opposizione, dal ghetto dove era stata confinata e ad ottenere un risultato elettorale mai immaginato, grazie alle idee e ai progetti portati avanti, ai sogni e alle aspirazioni di un intera generazione, all'impegno di quei tanti ragazzi che per anni hanno costituito la sua comunità giovanile e che nel giro di pochi mesi si sono trovati a poter finalmente realizzare quei progetti fortemente sostenuti. Oggi Alleanza nazionale è forza di governo, di un governo che fra mille difficoltà ha tagliato da poco il traguardo dei suoi primi due anni di vita.
E' il partito che si è trovato a governare in un periodo di grandi transizioni e cambiamenti epocali, dalla globalizzazione, alla rivoluzione tecnologica, dallo scoppio del terrorismo internazionale alle riforme istituzionali. Ma che si è trovato anche a vivere la delicata fase interna della sua rinascita e della sua definitiva affermazione nella politica interna ed internazionale. L'ultimo viaggio del nostro presidente, l'on. Fini ne è una testimonianza, come la sua proposta di voto agli immigrati o il ruolo da lui assunto nel redigere la Costituzione Europea. In tale contesto Azione Giovani si trova a svolgere un ruolo determinante nei confronti del partito e della Nazione. Può realmente divenire protagonista dei cambiamenti epocali legati al nuovo millennio, confrontandosi e discutendo sulle grandi problematiche, come per altro ha sempre fatto, ma con la novità di poter forse vedere trasformati i suoi progetti in disposizioni legislative.
I Giovani ed il Partito
Un mondo giovanile che ha sempre lottato in nome delle sue idealità, che per tanti anni si è fatto carico di sconfitte non sue, che, pur nelle difficoltà è riuscito a creare una Comunità umana e politica che ora si trova ad affrontare le problematiche legate alle scelte di governo e al suo futuro. Una Comunità che sente la necessità, in nome di quei valori che da sempre sono stati la sua bandiera e di quello spirito di militanza che da sempre l'ha contraddistinta, di una presa di coscienza della sua identità, del suo spirito di appartenenza. E' questa comunità giovanile che un giorno rappresenterà la futura classe dirigente del partito.
Un partito che, saldo nei suoi principi e forte della propria origine, deve rendersi interprete delle istanze e dei bisogni della società civile, che deve saper valorizzare la sua tradizione politica - culturale, che deve individuare e riconoscere i suoi obiettivi. Questa è la Destra che vogliamo.
Questo mondo giovanile è erede di un patrimonio valoriale dalle radici autenticamente popolari. Questa tradizione storica è la nostra forza. Questo retaggio culturale può aiutarci a costruire un partito capace di radicarsi nel corpo sociale, di esprimere i sentimenti e i valori dell'intera Nazione. Proprio per questo dobbiamo affermare il senso dello Stato, dell'onore, della gerarchia, della famiglia, della spiritualità, dell'onestà.
Dobbiamo rivendicare il primato della tradizione, proclamare l'universalità del diritto naturale contro il relativismo etico. Dobbiamo sentire e diffondere l'orgoglio di appartenenza alla Comunità nazionale. Dobbiamo creare dei progetti politico - culturali di grande respiro che possano rispondere agli interrogativi che provengono da tutti i settori della società. Questa Comunità oggi può rendersi realmente interprete del sentire comune. La rinascita della Destra deve passare attraverso questo mondo giovanile che ha cercato di affermare, nell'agire politico quotidiano, tutti i valori che hanno contraddistinto la storia del nostro Partito.
Abbiamo con impegno operato per superare la dicotomia fra tradizione e modernità affermando la continuità in quelle istituzioni fondamentali quali la famiglia e le aggregazioni che ne sono derivate per la formazione delle comunità più organizzate. Abbiamo sostenuto la necessità di imporre il valore dello Stato come norma della vita sociale; abbiamo rilanciato la partecipazione politica; abbiamo proposto un'idea di società alternativa costituita da identità comunitarie.
Europa delle Patrie
Oggi possiamo giocare un ruolo di primo piano nella costruzione "dell'Europa delle Patrie". Perché mi piace credere che nel 2015 (prossimo futuro) avremo finalmente costruito un soggetto forte in grado di poter competere con le grandi potenze mondiali.
Nel sistema che si indirizza sempre più verso la globalizzazione, in cui la competizione non è più fra stati, ma fra continenti, il progetto europeo diventa la necessità di difendere meglio gli interessi nazionali. Ed è verosimile pensare che grazie alla nostra azione politica, nel giro di un decennio l'integrazione venga realizzata. Integrazione non più considerata come un processo di superamento delle identità nazionali, ma al contrario una sorta di Stati Nazione, una "unità nella diversità", che potrà trarre forza proprio dal rispetto delle specificità dei singoli stati membri, che insieme possono contribuire ad individuare l'interesse di tutti. Se si perde l'identità delle nazioni, si finisce per perdere l'identità dell'Europa; un'identità che ha radici antichissime, che è legata ad una storia millenaria che è nata con i greci e cresciuta con i cristiani. Un'identità che è stata sempre legata a quel senso di appartenenza, di valori religiosi, di ordine sovra-nazionale e di amor patrio che ha trasformato l'Europa da semplice spazio geografico a culla di civiltà. I cittadini europei possono sentirsi tali per la tradizione storica e culturale che li accomuna, per le radici che da sempre li hanno legati ad un'unica comunità di destino, ad un unico grande universo. Ecco perché l'Europa diventa la necessità di rafforzare la moneta unica per poter competere con il mercato del dollaro e con quello dello yen, che egemonizzano vaste aree geografiche; diventa la necessità di garantire la pace e la sicurezza grazie ad una costruzione politica forte. In tale contesto dovremo cercare di riaffermare le tradizioni e la cultura europea, che sono poi le tradizioni e la cultura dell'intero Occidente.
Dovremo individuare il modo di sentirci veramente europei, sostituendo il concetto di patria, inteso come stato nazionale, con il concetto di patria legato ad una dimensione europea.
L'Europa nei primi quindici anni di questo secondo millennio forse avrà la forza di ripartire da se stessa, dalla sua storia, dai suoi valori, riformando e creando le proprie istituzioni e i propri organi e accogliendo gli stati rimasti esclusi. Si doterà di una forte e decisiva politica estera unitaria, di un sistema di difesa organizzato, di un unico esercito. Negli ultimi tempi si è affermata l'importanza geopolitica del Mediterraneo e l'Europa si troverà a svolgere un ruolo determinante nei Balcani e nello scacchiere Medio - Orientale. In particolare l'Italia eserciterà un ruolo da protagonista nella definizione dei nuovi equilibri nell'area Mediterranea, favorendo una pace duratura fra Israele e Palestina, in quanto naturale interlocutrice per la sua posizione geografica. E dirigerà la sua azione, come ha sempre fatto, anche nella guerra contro il terrorismo internazionale, per affermare i valori di pace, democrazia e libertà. Valori che costituiscono i pilastri della nostra civiltà, accanto a quelli cristiani della centralità della persona umana, del rispetto, della solidarietà. Non esiteremo ad intervenire lì dove sarà necessario per deporre regimi totalitari, responsabili di crimini di ogni genere, torture, esecuzioni arbitrarie. Sosterremo le molteplici missioni di pace, organizzate per portare aiuto e solidarietà ai popoli in difficoltà.
Gli Stati Nazionali
Con la nostra azione politica contribuiremo a rafforzare il ruolo degli Stati Nazionali, necessari per garantire non solo la politica interna, la geopolitica e i diritti politici fondamentali, ma anche per governare il processo di globalizzazione. Non dimentichiamoci che lo Stato Nazione rimane la prima garanzia della democrazia perché è un fatto prima di tutto etico - culturale che politico - economico. E' un principio di ordine sociale. L'idea che se ne possa fare a meno nasce dall'illusione che i popoli siano destinati a dissolversi nella nozione di società mondiale. Ma ogni Nazione ha i propri miti, i propri eventi, i propri eroi fondatori che coinvolgono la storia, le radici e l'immaginario di un popolo. Ed allora tocca alla Destra indicare la via della "modernità nella tradizione", cioè come governare i processi di globalizzazione salvaguardando l'identità nazionale.
La Patria
Ecco che la Patria ritornerà ad essere quello che era prima dei nazionalismi giacobini e degli internazionalismi proletari: innanzitutto un luogo dell'anima. E' l'appartenenza, il ricordo, le radici che segnano l'identità di un popolo, danno un senso al suo esistere e ne garantiscono la continuità storica. E' possibile immaginare che anche l'Italia nel 2015 sarà riuscita a percorrere il cammino delle riforme senza cancellare il passato o modificare il concetto di unità.
Riusciremo forse a sostituire, una volta per tutte, il patriottismo della Costituzione con quello della Nazione, dotando di conseguenza la nostra Patria di una consistenza maggiore e presentandola alle nuove generazioni come un'autentica comunità di destino. Solo così l'Italia riuscirà a crescere restando fedele a se stessa, alle sue tradizioni, alle ragioni che l'hanno fatta diventare ciò che è sempre stata. Il Federalismo che sarà attuato, insieme al Presidenzialismo, certamente non mineranno le fondamenta dello Stato, ma al contrario lo renderanno più leggero, più equilibrato, più vicino alle esigenze dei cittadini. Correggeranno i vizi del centralismo, difenderanno le autonomie regionali, renderanno più efficiente la pubblica amministrazione. Non possiamo, oggi, sottrarci dall’essere portatori di un afflato rivoluzionario, dell’aspirazione di un grande, profondo cambiamento delle strutture della società, per liberale dalle pastoie burocratiche le energie latenti. Non possiamo non essere “modernizzatori”, proiettati verso il futuro, attenti alle mutazioni della realtà.
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