L’Italia sta vivendo un periodo di grande cambiamento del sistema politico nazionale che, con le recenti elezioni della primavera del 2008, ha visto sparire o ridurre al lumicino tutti i tradizionali simboli partitici del dopoguerra italiano – ivi compresi quelli della Sinistra estremista ed antagonista – e l’affermazione di due nuovi e grandi soggetti, il Popolo delle Libertà e il Partito democratico, generando de facto le basi per la Terza Repubblica presidenziale e federalista, per un realistico meccanismo dell’alternanza al governo del Paese e per superare il modello degli “inciuci” primo-repubblicani.
L’affermazione trionfale del Popolo delle Libertà, in accordo con i movimenti autonomisti regionali, ha dato il via libera ad un periodo di stabilità istituzionale, ma soprattutto ha avviato un processo di destrutturazione dei partiti esistenti nell’area del Centrodestra per l’edificazione di una nuova ed imponente formazione politica, con nuove dinamiche interne ed una classe dirigente da costruire, in grado di aggregare nuove forze sociali. Anche la destra di Alleanza Nazionale ed i movimenti giovanili ad essa collegati, Azione Giovani ed Azione Universitaria, stanno uscendo dalla propria tradizionale routine e dalla configurazione di un partito sostanzialmente statico (sottoposto a nauseabonde logiche correntizie e settarie) per entrare nel P.d.L..
Dunque, il Popolo delle Libertà può rappresentare un’opportunità per la giovane destra nazionale ed una sfida entusiasmante di rinnovamento di cui non si può avere timore, per l’eccezionale bagaglio di principi, idee e capacità d’azione sinora posseduti e mostrati dalla migliore gioventù italiana.
Come sempre, sono i giovani quelli che devono dimostrare che esiste più forza nel senso dell’identità, nei valori e nelle idee piuttosto che nei simboli, che comunque restano parte integrante della propria storia e del proprio DNA individuale e comunitario. E nel nuovo contesto del Popolo delle Libertà le strutture giovanili ed universitarie sono oggi e saranno domani dotate di autonomia organizzativa e decisionale rispetto al partito per essere avanguardia di pensiero ed azione.
L’esperienza del PdL potrà sembrare un salto nel vuoto, ma al contrario – se vissuta con la giusta grinta - dimostrerà certamente una più ampia possibilità di dialogo con tutti quei giovani che non si riconoscono idealmente nel modo di vivere dossettiano, socialista, comunista ed anarchico, certificando, per la stessa giovane destra, la fine di un modo di vivere la politica che è talvolta auto-ghettizante ed auto-referenziale. Nel frattempo, probabilmente per timore e per cercare di accaparrarsi consensi, da Sinistra definiscono il Popolo delle Libertà come un contenitore di politico di “destra” (soprattutto per la mancata confluenza di alcuni partiti democristiani) mentre dall’estrema destra come un movimento di “centro”: la nuova formazione sarà più semplicemente una novità nel panorama nostrano per produrre – in antagonismo al Partito Democratico per ora veltroniano - un ammodernamento del sistema Italia ed una nuova egemonia culturale opposta a quella socialdemocratica ormai dominante.
Oggi, più che mai, superato il clima dello scontro ideologico, il nostro Paese ha bisogno di un cambiamento di rotta e di investire in modo mirato per sostenere le famiglia e, soprattutto, i giovani. Oltre all’abolizione dell’ICI sulla prima casa, serve con urgenza un nuovo piano di edilizia popolare e di agevolazioni per le locazioni e per l’acquisto di un tetto dove dormire, nonché proseguire con l’abbattimento dei mutui bancari. È necessaria la costruzione di nuovi asili nidi e la distribuzione pubblica di bonus economici per favorire le nascite e di beni di prima necessità. Bisogna abbattere l’IRAP sul costo del lavoro, ridurre la pressione fiscale sulle famiglie e rilanciare i nuovi meccanismi contrattuali decentrati e la detassazione dei premi e degli straordinari per incentivare il merito e la produttività dei singoli. Il Governo deve rispondere alla richiesta di sicurezza e combattere i fenomeni di bullismo e la micro-criminalità diffusa sul territorio, ripristinando il senso della responsabilità individuale, garantendo la certezza della pena, rafforzando il contrasto dell’immigrazione clandestina e dell’abusivismo dei nomadi, favorendo al contempo l’integrazione degli immigrati regolari.
La Politica deve prendere decisioni strutturali per semplificare la burocrazia - tagliando sprechi, cancellando prebende e svecchiandone l’apparato - e deve effettuare degli investimenti per migliorare la rete stradale e ferroviaria e per sviluppare una nuova politica energetica per abbattere gli enormi costi che gravano sullo Stato, sui cittadini e sul nostro futuro. Sempre alla Politica spetta il compito di riformare – definitivamente - i sistemi scolastico ed universitario che stanno producendo giovani con un livello di competenze inferiore alla media europea, danneggiando la competitività italiana, già martoriata dalla sostanziale impossibilità di avviare nuove iniziative imprenditoriali e professionali, dal mancato sfruttamento del turismo, nonché dalla concorrenza asimmetrica di una Cina senza regole sociali ed ambientali che sta danneggiando il “made in Italy” e l’economia europea.
È chiaro che per realizzare tutto ciò occorre un cambio di passo, quel cambio di mentalità nel Paese e nel sistema dei partiti che rappresentano le esigenze popolari e - ancora una volta - soprattutto dei giovani, che finalmente si sta manifestando dopo anni di insopportabile stagnazione economica, sociale e culturale. Il Popolo delle Libertà rappresenta un’importante novità nel panorama nazionale ed europeo, l’unico “strumento” politico per poter provare a cambiare realmente l’Italia.
Sono già iniziati i dibattiti ed i congressi interni ai movimenti che confluiranno nel nuovo partito unitario di Centrodestra, nel quale dovrà essere rafforzato quel necessario confronto sulle linee programmatiche per l’attuazione degli obiettivi e per accrescere la partecipazione popolare e l’adesione al nuovo progetto politico. I giovani dovranno essere coinvolti più che mai in questo processo, poiché, come è ben noto, le scelte di oggi ricadranno sul nostro futuro e non è più possibile commettere gli errori del passato quando, in pieno boom economico, furono prese delle decisioni di spesa e di investimento marcatamente sbagliate che stanno danneggiando ancora oggi le nuove generazioni. Non dimentichiamo mai, che il domani appartiene a noi.
di Gian Luca Bianchi Dirigente Nazionale di Azione Giovani









