Articoli e recensioni • 31 October 2005

RU486: L? ABORTO SILENTE

Il 10 settembre è iniziata ufficialmente in Italia ? presso l?ospedale Sant?Anna di Torino ? la sperimentazione della RU486, nome commerciale di un farmaco abortivo a base di mifepristone. Questo farmaco agisce bloccando l?azione del progesterone, che è un ormone prodotto dalle ovaie per creare le condizioni ottimali per l?annidamento dell?ovulo fecondato nell?utero e quindi l?inizio della gravidanza. Non bisogna confondere la pillola abortiva con la pillola ?del giorno dopo?, perché quest?ultima, impedendo la fecondazione dell?ovulo, è un metodo contraccettivo e non abortivo. Il principio attivo della pillola abortiva, il mifepristone, svolge la sua azione associato a prostaglandine (solitamente misoprostol) e garantisce il 95% di abortività. In questi giorni, il ministro della Salute Storace, ha ordinato una sospensione della sperimentazione della Ru486 poiché gli ispettori del Ministero hanno accertato, da parte dei medici del Sant?Anna, delle irregolarità nell?applicazione del protocollo di sperimentazione, che riguardavano innanzitutto il trattamento e i costi della sperimentazione. Per quanto riguarda il trattamento, questo, dalla somministrazione del farmaco all?espulsione del feto, doveva svolgersi interamente in ambito ospedaliero. Invece al Sant?Anna la donna tornava tre volte: il primo giorno le veniva data la pillola, il terzo giorno il misoprostol, il farmaco a base di prostaglandine che favorisce l?espulsione, e poi tornava il decimo giorno per un ultimo controllo. Per questo a Torino, una delle donne sottoposte alla sperimentazione, ha avuto un?espulsione del feto fuori dall?ospedale. Non secondari poi sono i costi della sperimentazione che, invece di ricadere sull?azienda farmaceutica che produce il farmaco, erano a carico della Asl. Tornando alla pillola RU486, secondo i ricercatori e le donne che si sottopongono alla terapia, questa è da preferire all?aborto chirurgico perché ha meno effetti collaterali e conseguenze legati all?anestesia e al trauma chirurgico del classico intervento. Chissà se queste persone sono a conoscenza però degli effetti collaterali della pillola abortiva! Innanzitutto, a seguito di aborto farmacologico con mifepristone e misoprostol, ci sono stati quattro casi di morti settiche negli Stati Uniti fra il settembre 2003 e il giugno 2005 e un analogo caso di sindrome da shock tossico si è verificato in Canada nel 2001. D?altra parte, il primo caso registrato di morte da aborto farmacologico risale al 1991 in Francia, ovvero nella patria della pillola RU486, dove il prodotto è in commercio già dal 1989. Oltre alle morti per sepsi, sono stati segnalati numerosi casi di complicazioni da aborto farmacologico tra cui emorragie, nausea, vomito, svenimenti, crampi addominali, fenomeni ipertensivi. Inoltre, resta la possibilità che l?aborto ?domestico? non sia completo, e che si debba comunque ricorrere alla chirurgia. Se poi, come può avvenire nel 5% dei casi, malauguratamente la gravidanza prosegue, sono altamente probabili malformazioni fetali. Fin qui le implicazioni mediche ma, quando si parla di aborto, farmacologico o chirurgico che sia, si devono comunque fare i conti con la soppressione di una vita, sia essa reale o potenziale. I motivi che possono spingere ad abortire fanno parte del vissuto di una coppia e non possono essere compresi da chi non vive certe situazioni, certo è però che sapere che si risolve ?il problema? con l?assunzione di una pillola, come per il mal di testa, che non serve il ricovero, che tutto si può svolgere con tempestività e segretezza, senza che magari neppure il partner ne sappia nulla, facilita notevolmente le cose e permette di allontanare le responsabilità narcotizzando le coscienze. Con la pillola abortiva si trasforma l?attesa per la nascita del proprio figlio nell?attesa della sua morte, che dure dieci penosissimi giorni e aspettando ?l?epilogo? si può anche cambiare idea, ma non si può più tornare indietro. Romina Callari

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