Articoli e recensioni • 11 June 2005

Ecstasy: La Rivoluzione Sintetica... (12/1999)

L?incendio del tramonto si era già spento in cielo, la notte aveva allungato le sue tenebre e le luci dell?autogrill si profilavano a distanza, un?oasi nel deserto dell?autostrada, una meta alla quale ci avvicinavamo velocemente . Il potente rombo della Fiat 127 di Germano somigliava più a quello di un aereo in fase di decollo che ad un?automobile. Fu un sollievo per tutti togliercelo dalle orecchie per qualche minuto. La strada per Pisa era ancora lunga, almeno una mezz?ora ci separava dalla discoteca nella quale contavamo di trascorrere il più sconvolto dei sabato notte. Le pasticche erano ancora lì dove le avevamo nascoste, dopo un?ora di paranoie. Assicurate con lo scotch all?interno del pellame che ricopriva la base del cambio. Avevamo rivoltato la machina escogitando i nascondigli più impensati, io avevo proposto di tenercele in mano, ognuno la sua, pronti a ingurgitarle, veloci come nessuno, al primo posto di blocco della Polizia. Ora, avevamo deciso di mandarle giù prima di arrivare a destinazione. L?emozione, l?euforia e la paura della prima volta, ci avevano colpito tutti. - Queste so? quelle che pijo pur?io. Mica so? matto. ? Ci aveva rassicurato il pusher che ce le aveva rifilate in un giardino pubblico di Centocelle. Una frase che dovrebbe entrare di diritto nei libri dei più comuni modi di dire, tanto spesso ce la siamo sentiti ripetere nei mesi a seguire. Scendemmo tutti e cinque dalla macchina, dopo aver rimosso le cinque Superman da dove le avevamo occultate, con la ferma intenzione di spedircele nello stomaco accompagnate da un getto d?acqua corrente nei cessi dell?autogrill. Ma un inaspettato incontro con due ragazzi ammanettati, scortati energicamente da due guardie, ci ha fatto cambiare programma precipitosamente: abbiamo assunto le dannate pasticche in macchina, a secco, senza una goccia d?acqua. Un? esperienza che ci siamo guardati bene dal ripetere, in seguito. Innanzi tutto vieni colto dall?euforia mentre sei ancora in fila per entrare al locale, poi corri il rischio di subire una precoce calata. Perciò, i sabati seguenti, cominciammo ad assumere mezza pasticca ogni due ore, per prolungare l?effetto, pasticche di tutti i tipi, anche quattro in una notte. Ma quella era la prima volta, eravamo tutti inesperti. Entrati in pista, i tipici commenti : - A me nun me fa gniente! C?hanno mannato lisci! ? Ma bastavano un paio di cocktail poderosi a far salire il morale. In discoteca c?era gente che ballava in condizioni assurde: chi si inginocchiava, chi faceva salti disumani, ma anche chi attaccava paranoie: - E se poi me sento male?-. Il vocalist sbraitava, inneggiando alle anfetamine. Una tendenza estrema alla socializzazione ci faceva ritrovare abbracciati come fratelli a gente mai vista prima. Hai bisogno di bere continuamente ed io definisco questo il periodo del non schifo: ti attacchi con le labbra alle bottiglie di tutti. La domanda classica che fanno quelli che non hanno mai tirato giù una pasticca è: - Perché l?hai presa?- La prima volta ci sono mille motivi e nessuno, il primo che mi viene in mente è: per provare. Ma le volte successive sei condannato dal tipo di locale e dalla musica. Non si può ballare tutta la notte quel tipo di sound progressivo senza calarti. Non è la musica commerciale che mandano di solito per radio. Io, a volte, avevo deciso di non prendermi niente, ma rimanevo attaccato ad una colonna per ore. Alla fine della serata eravamo ridotti come larve. Qualcuno ha proposto di fare colazione, ma tutti abbiamo ingoiato cappuccino e cornetto o altre cose strane controvoglia, con uno strato di robbaccia bianca che ci impastava la lingua. Poi, se i postumi della serata erano clamorosi, si trovava qualche scusa assurda per i genitori e si tornava più tardi, ma quella prima volta tornammo subito, con Germano alla guida della sua 127. A casa, tutti a testa bassa: infilarsi a letto e fingere di dormire, era questo lo stratagemma. Addormentarsi subito sarebbe stato l?ideale, invece l?agonia si protrasse per tutta la giornata, con un?invincibile insonnia ed un senso di pizzicorio alle orecchie. Ma con le prime telefonate già si commentava tra noi: - Sabbato prossimo ristamo là! ?? Armando si alza dalla sedia e spegne la sigaretta nel portacenere. Sono passati due anni da quella prima volta. Da più di un anno non va in discoteca. La medicina professa che le pasticche ?brucino? le cellule celebrali, ma il mio amico sembra in apparenza non aver subito danni evidenti. Lasciamo alla libertà di ognuno un giudizio su questa vicenda. Ma alcune domande non possono non affacciarsi alla mia mente: se due anni fa fossi stato in discoteca con lui, mi sarei lasciato anch?io coinvolgere? E ancora: se il mio vecchio amico avesse assunto le stesse pasticche oggi, tagliate in modo ancora più ignobile di allora, starebbe qui a raccontarmelo? f.to Alessandro Floris

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