Articoli e recensioni • 04 January 2004

Chi sono i brigatisti?!? (01/2004)

Alla luce del ritorno all?azione del terrorismo ?rosso? è doverosa una riflessione, sui modi e sulle cause che hanno permesso ad un?organizzazione come le Brigate Rosse di sopravvivere occultamente dopo tanti anni dalla loro ?sparizione? dalla scena. Una uscita dal palcoscenico che per molti aveva significato la fine di un modo errato di ?fare politica?, ma che si è oggi rivelata solo apparente. In seguito ad alcune ricerche, è emerso che la stragrande maggioranza di coloro che per anni hanno minato la democrazia e l?ordine del nostro Paese non sono mai stati oggetto di pene esemplari ed, anzi, hanno sempre goduto della massima libertà di agire. Dopo un simile atteggiamento delle istituzioni e della magistratura, come era ovvio prevedere, la piaga BR si è tragicamente riaperta, generando, tra gli altri, gli omicidi di Massimo D?Antona nel maggio 1999 e Marco Biagi nel 2002. Di questi terroristi, infami delinquenti, troviamo presenza ovunque: nei movimenti politici vicini alle sinistre, tra gli editori, tra i responsabili di alcuni Atenei e di una miriade di associazioni e cooperative (talvolta finanziate dallo Stato o dagli Enti Locali). È inaccettabile che gli attentatori della nostra Repubblica abbiano la possibilità di possedere un giornale o peggio ancora governare i nostri Atenei, intervenire nell?educazione dei nostri giovani. È ancor più inaccettabile se si pensa che la nostra Costituzione e il codice penale (agli art. 280, 284, 285, 286, 289) prevedono l?ergastolo per chi attenta al nostro ordinamento costituzionale organizzandosi in bande armate ed anche per chi appoggia tali associazioni terroristiche!!! Quello che si intende portare alla vostra attenzione sono i ?buchi?, le colpe (o le intenzioni?), le assurdità della giustizia (o meglio della NON GIUSTIZIA) nei confronti di quanti hanno militato nelle BR o che le hanno appoggiate. Perché ergastoli non sono stati comminati!?! Perché, per anni, i brigatisti hanno trovato rifugio in Europa senza che i nostri governi abbiamo mai operato per farli marcire in galera?!? Perché hanno goduto di mille favoritismi e coperture? Per chi operano? A queste domande vorremmo risposta, che forse si potrà trovare studiando la storia dei movimenti dei brigatisti, la loro genesi, la vita e le scelte dei militanti. Il mondo del terrorismo, delle BR è un turbine di cellule ed organizzazioni che nel tempo hanno tranquillamente costituito e cementato una fitta rete di complicità e appoggio reciproco: Prima Linea, Autonomia Operaia, Potere Operaio, Lotta Continua, Brigate Comuniste, Gruppi comunisti Combattenti, Guerriglia Rossa, Formazioni Comuniste Combattenti, Comitati Comunisti Romani, Unità Comuniste Combattenti, Movimento Comunista Rivoluzionario, Squadre Proletarie di Combattimento per l?Esercito di Liberazione Comunista, Proletari Armati per il Comunismo, Nuclei Comunisti di Resistenza, Proletari Comunisti Organizzati? Questa interminabile lista presenta una caratteristica comune tra tutti i gruppi seguaci di una certa ideologia: lo spirito bellicoso e sanguinario, l?organizzazione in bande armate e la provenienza dalla scuola Comunista e Leninista-Marxista. Non è certamente azzardato identificare tale substrato nella sinistra estrema extra-parlamentare (e in una piccola frangia ?non controllata? di quella parlamentare) ed in certe organizzazioni sindacali, in cui sono poi confluiti gruppi di studenti universitari (vedi Curcio, Cagol e Semeria tutti provenienti dalla Libera Università di Trento). Purtroppo, è anche vero che le ?colonne? emiliane Franceschini, Gallinari, Ognibene, Paroli, Pelli (detti i ragazzi dell?appartamento) sono tutte uscite dalla FGCI, movimento giovanile del PCI. Analizzando il modo di agire delle BR, si scopre che usano la stessa logica del terrore che era parte del dna di certi gruppi di partigiani, che poco avevano a che vedere con la liberazione dell?Italia dall?aggressore nazista e che puntavano più all?instaurazione di un regime comunista nel nostro Paese. Questi partigiani, come i loro successori terroristi, basavano la propria azione ?politica? sulla demonizzazione dell?avversario, sul ?censimento? dei nemici politici e di classe e sulla loro eliminazione fisica (se non deportazione?). Non a caso, stando a fonti attendibili della Polizia dell?epoca, nel 1947, un partito ?comunista? spingeva ancora per la prosecuzione dell?opera di epurazione dei nemici politici e di classe, avendo compilato una lista di circa 70.000 individui da eliminare nella sola Torino dopo l?eventuale presa rivoluzionaria del potere. Liste simili erano state stilate dagli organi direttivi di quel partito in tutte le città, con il censimento tra quadri aziendali, maestranze, magistrati, ufficiali, ecc.. E come per una ?storica? coincidenza, vent?anni dopo gli stessi tipi di ?nemici politici e di classe? erano schedati e inseriti nelle liste nere (meglio dire ?rosse?) dei brigatisti per essere eliminati, intimidati o gambizzati. Sempre stando a fonti della Polizia di cui si è occupata la commissione Mitrokim, nella Ferrara del ?48, in una riunione a porte chiuse fu pianificata la conquista militare della città e la costituzione di un gulag in cui deportare i nemici di classe: la rivolta non scoppiò e fortunatamente quel gulag nostrano non fu mai realizzato. Ma vent?anni dopo gli stessi tipi di nemici di classe incominciavano a venire rapiti e rinchiusi in improvvisate carceri casalinghe dai brigatisti rossi, torturati e, molto spesso, ammazzati. E queste sono solo coincidenze della storia. È evidente, per le vaste proporzioni del sistema BR, che ci sia stata, nel tempo, la complicità di almeno una parte di una forza radicata su tutto il territorio nazionale: una frazione di un partito o di un sindacato che ha covato e protetto il movimento ?brigatista rosso? dalla nascita fino alla sua maturità, nel momento dell?azione terroristica e in quella del giudizio durante i processi.

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